Gioco d’azzardo: l’invenzione dello Stato per far quadrare i conti

Stando agli effetti che il gioco d’azzardo ha in tutte le sue forme sullo scommettitore o sul giocatore in generale, dovrebbe essere immediatamente abolito. Sono pochissimi coloro che riescono a investire una piccola somma per il gusto di farlo e gran parte delle volte si finisce per diventare schiavi del sistema. Che si tratti di slot machine online, di scommesse o di gratta e vinci.

Ogni settore, ad ogni modo, ha un margine di incasso diverso per lo Stato. Scegliere il miglior casinò online o la slot dell’ultima bettola del paese non fa differenza perché lo Stato ne riceverà allo stesso modo un ottimo guadagno. Tra tutti, per le casse nazionali lo strumento in assoluto più remunerativo sembra proprio quello dei gratta e vinci.

Alcuni politici da anni hanno intrapreso battaglie per il contrasto della ludopatia ma chi si occupa di far quadrare i conti sa che il gioco d’azzardo è un capitolo fondamentale per le casse del nostro paese.  Il 73,6 per cento del denaro raccolto con i gratta e vinci viene restituito ai giocatori (pay out) in forma di premi, il resto – più di 2 miliardi l’anno – entra invece nelle casse dell’Erario e in parte viene ripartito tra i distributori finali e il concessionario unico.

gioco d'azzardoPer conoscere il dettaglio, che come detto varia di gioco in gioco, si può andare sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e spulciarsi i dati sui singoli giochi. Per rendersi conto di come lo Stato faccia finta di voler informare cercando invece di lasciare il giocatore nella totale ignoranza basta analizzare il decreto Balduzzi del 2012 che obbliga il concessionario a riportare sui biglietti le reali probabilità di vincita riconosciute al giocatore.

Questa legge, tuttavia, prevede una deroga qualora  l’entità dei dati da riportare sia tale da non potere essere contenuta nelle dimensioni dei tagliandi. Come spesso accade in Italia la deroga si trasforma in norma e così di questa informazione sui gratta e vinci non c’è assolutamente traccia.

Quante sono le probabilità che un anziano, per esempio, vada a spulciare le probabilità di vincita sul sito dell’agenzia delle dogane? Nulle. È per questo che si continua a giocare al lotto anche se le possibilità di mettere a segno una cinquina, stando ai dati riportati, sono una su 43.949 o di incassare il montepremi massimo di Win For Life, solo per citare un altro esempio, sono una su 3.695.120.

Il bello, però, viene quando si parla di videolottery, dove quando si parla della percentuale di vincite appare il seguente chiarimento: “trattandosi di percentuali minime, verificate dagli organismi di certificazione sull’esemplare di modello, non è possibile indicare l’effettiva probabilità di vincita di ogni apparecchio, che deve risultare non inferiore a quella normativamente prevista”.

Questa percentuale minima, ad ogni modo, dovrebbe aggirarsi attorno al 74% motivo per cui ogni dieci euro immessi nella macchinetta vuol dire che 3,5 tornano allo Stato e al sistema di gestione. Insomma, ecco spiegato perché il governo non ha nessuna intenzione di emettere norme severe in questo settore.

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