Lavoro negli anni 2000: la disoccupazione regna sovrana

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Dati alla mano nel 2016 la situazione nel mondo del lavoro era questa: 89 milioni di persone nell’UE erano economicamente inattive con l’Italia naturalmente a primeggiare col 35 per cento. Seguono a ruota Romania, Croazia, Belgio e Grecia, altre regine della disoccupazione imperante.

Entrando poi nel dettaglio, vediamo che la fascia compresa tra i 15 e i 64 anni hanno un basso livello di istruzione con una inattività pari al 47 per cento. Nella fascia di età “giovanile” le persone disoccupate tra i 25 e i 29 anni occupano il 29,1 per cento della popolazione, un dato allarmante.

Manca una politica economica adeguata, le regole sull’assunzione e il mondo del lavoro in genere evidentemente non funzionano. Spesso assistiamo a scontri politici incentrati con dialettiche qualunquistiche, pompose e piene di false promesse.

Il tema principale che ha invaso le nostre televisioni ha riguardato l’aumento a 67 anni dell’età pensionabile. Ci si pone allora una domanda alla quale, sicuramente, molti hanno pensato: non sarebbe più saggio far uscire al più presto chi ha un impiego dal mondo della produzione e ha raggiunto una certa età? Così facendo tutti quei giovani inoccupati avrebbero più opportunità.

E’ il chiaro sintomo di un sistema obsoleto, improntato sul mantenimento nei posti di lavoro di persone molto prossime all’anzianità invece di sfruttare la freschezza mentale che un giovane può apportare in fatto di idee nuove e moderne.

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