La procura di Milano lancia l’offensiva contro ArcelorMittal

A Milano, il procuratore capo Giuseppe Greco ha intrapreso la battaglia legale contro ArcelorMittal. Giuseppe Conte e Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo economico, sono ben contenti di avere sostegno contro il gruppo franco-indiano.

Naturalmente, prima di lanciare l’offensiva, il procuratore deve accertarsi se, in effetti, sono stati commessi reati economico-societari. Inoltre, la procura di Milano si inserisce nella causa civile intentata dai commissari contro l’atto di recesso di ArcelorMittal, appoggiandosi al “pubblico interesse”.

Dal canto suo, il gruppo franco-indiano, tramite l’amministratore delegato Lucia Morselli, punta il dito contro il governo, il quale ha rispolverato la cancellazione dello scudo penale e la mancata messa in sicurezza dell’altoforno 2. “Lavorare nell’area a caldo è un crimine”, ha tuonato la Morselli. Per fugare ogni barlume di alibi, i sindacati hanno chiesto all’esecutivo il ripristino delle tutela penale.

“La verità è che ArcelorMittal vuole defilarsi perché il suo piano industriale è fallimentare”, ha dichiarato Putuanelli. “Cosa confermata dalla stessa Morselli nel momento in cui ha parlato di 5.000 esuberi e di una produzione di circa 4 milioni di tonnellate l’anno”. Qualcuno nel governo ha anche avanzato l’ipotesi che gli indiani abbiano acquisito l’ex Ilva soltanto per farla fallire ed eliminarla dal mercato quale pericoloso concorrente.

Dopo che ArcelorMittal ha esposto il percorso per la chiusura degli altiforni, il governo si è prontamente mosso per scongiurare la morte definitiva dell’acciaieria. Se una tale cosa accadesse, un rilancio successivo diventerà impresa quasi impossibile. Insomma, tutti i lavoratori a casa e piani di risanamento ambientali cestinati.

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