L’incontro tra Trump e Junker ha generato fiducia, ma con qualche eccezione

Jean-Claude Juncker

L’Europa può tirare un sospiro di sollievo: l’incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e quello della Commissione europea Junker ha dato i suoi frutti, con la decisione da pare del primo di non applicare dazi sulle importazioni di auto proveniente dall’Unione europea e di intavolare colloqui per il taglio su quelli già applicati.

Reazione positiva generale quindi, ma non per tutti. La Francia, tramite la voce di Macron, ha avvertito che qualsiasi accordo deve essere limato per favorire entrambi le parti; gli investitori valutari hanno manifestato scetticismo, mentre gli esperti in materie prime hanno detto che l’affermazione di Trump sull’intenzione manifestata dall’Europa di acquistare la soia dagli agricoltori statunitensi piuttosto che da quelli cinesi è ancora aleatoria.

La reazione generale dei mercati è stata entusiastica; il ministro dell’economia tedesco Peter Altmaier ha invece salutato i negoziati come una svolta che potrebbe evitare una guerra commerciale e salvare milioni di posti di lavoro, mentre le lobby commerciali hanno parlato di “svolta fondamentale”.

Il presidente della BCE Mario Draghi si è espresso così: “L’incontro di Washington ha dimostrato che c’è una volontà di discutere di nuovo le questioni commerciali in un quadro multilaterale. E’ difficile però osservare oltre perché non ne conosciamo la sostanza”.

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