Quell’anatema italiano chiamato Fisco

Fisco

L’Italia è sempre stata nell’immaginario collettivo il paese del sole e della buona cucina; lo è ancora anche se la luce solare è più debole che in passato. Dopo il “maledetto” 2008 e tutto ciò che ha comportato, l’escalation in basso era la naturale conseguenza della crisi economica.

Nonostante che tutte le componenti politiche ed economiche continuano a dichiarare che la crescita economica è evidente, chissà perché la disoccupazione soprattutto giovanile è in aumento e le tasse… anche.

Siamo diventati il paese del “fisco opprimente”? Guardano i fatti la risposta non può che essere affermativa. Il peso fiscale è tra i più elevati tra i paesi industrializzati e come grado di complessità possiamo considerarlo un groviglio di norme che disorientano gli addetti ai lavori e creano una barriera così elevata da scoraggiare quasi chiunque abbia intenzione di fare impresa.

Non bastasse tutto questo, ora l’Agenzia delle Entrate ha anche la facoltà di sbirciare sui conti correnti dei contribuenti. Ogni volta che un conto correntista effettua un versamento, se la somma non appare nella dichiarazione dei redditi può essere sinonimo di evasione. Entra allora in campo l’Agenzia delle Entrate la quale chiede al contribuente di dimostrare la provenienza della somma.

Il problema è che l’Agenzia può procedere all’accertamento fiscale senza prima chiedere all’interessato un “contraddittorio preventivo”: in pratica la presentazione di documenti a propria difesa. Insomma, oltre al danno anche la beffa.

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