Caso Embraco: l’azienda non tornerà sui propri passi

A poco più di una settimana dalle elezioni politiche del 4 marzo, ciò che resta del governo di centro-sinistra deve affrontare l’intenzione della Embraco, una unità della Whirpool, famoso produttore americano di elettrodomestici, di abbandonare l’Italia, licenziare 500 dipendenti e trasferirsi in un paradiso fiscale come la Slovacchia.

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immagine da lospiffero.com

Tra campagna elettorale e tentativo disperato per scongiurare una tale ipotesi, il PD continua imperterrito a dire che l’economia italiana è migliorata e che va tutto bene, nonostante il tasso di disoccupazione sia nuovamente aumentato.

Sul fronte opposto, l’opposizione di centro-destra incolpa invece la politica economica di Bruxelles sulla decisione presa dalla Embraco. Secondo Claudio Borghi, consulente economico e candidato alle elezioni parlamentari con la Lega Nord, “in un regime di moneta unica e mercato unico, le competizioni sui costi del lavoro causano l’emigrazione dell’aziende laddove possano pagare meno i lavoratori, ma anche meno tasse”.

La Embraco aveva già annunciato i licenziamenti a gennaio, con 75 giorni di tempo per finalizzare il piano. Nonostante gli interventi di Carlo Calenda e dei sindacati nel convincere l’azienda ad accettare altre opzioni, la Embraco ha confermato ugualmente i propri propositi.

Naturalmente le proteste dei lavoratori continuano incessantemente. Martedì mattina, ad esempio, un operaio si è incatenato al cancello della fabbrica.

L’Embraco ha dichiarato che nonostante sia consapevole delle proprie responsabilità nei confronti dei dipendenti, la decisione è presa ed è stata fatta sulla base di considerazioni puramente economiche, rivolte ad aumentare la competitività dell’azienda sul mercato che l’impianto italiano attualmente non può garantire.

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