Perché per l’Italia è difficile introdurre un reddito di base universale

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Quali sono state le motivazioni principali che hanno convinto molti lettori a votare per il Movimento Cinque Stelle? Semplice: ripresa economica debole, disoccupazione giovanile molto alta soprattutto al Sud – laddove il partito ha ricevuto i consensi più elevati – e la promessa di aumentare i redditi dei più poveri, dei disoccupati e dei pensionati. Ma non basterà questo consenso popolare a garantire al movimento populista di governare il paese.

Il reddito di base universale, che garantisce un livello minimo di guadagni a tutti i cittadini, non è mai stato implementato su base nazionale. Non è solo l’M5S a spingere l’idea: Silvio Berlusconi ha promesso, anche se in forma più generosa, un “reddito di dignità” di base a € 1.000 durante la campagna elettorale.

Molti economisti rimangono scettici sulla capacità di tramutare questa promessa in realtà dei fatti. Jack Allen, famoso economista, ha dichiarato in merito: “Hanno promesso un qualcosa che difficilmente potrà essere attuato, in quanto non esistono i presupposti economici”. Hanno fatto eco a queste dichiarazioni quelle di Carsten Hesse, altro rinomato economista. Secondo il suo parere “non si dispongono dei soldi necessari per attuarlo”.

Quello del reddito base universale non è comunque un nuovo concetto. La Finlandia ha sperimentato l’idea, mentre la gli elettori svizzeri hanno rifiutato un’idea simile in un referendum avvenuto nel 2016. “Si tratta di economie di grande successo con una disoccupazione molto bassa, un PIL solido e un deficit di bilancio ridotto” ha fatto notare Hesse. “Potrebbe avere senso per loro e possono permetterselo, ma in Italia non è così”.

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