Sempre più spesso le donne in maternità rinunciano al lavoro

A causa della maternità, sono le donne dipendenti aziendali tra i 34 ed i 44 anni, e con meno di 36 mesi di servizio effettivo, a dover rinunciare al lavoro. Rispetto al 2017, nel 2018 si è avuto un aumento del 23%. Una tendenza negativa? Per affermarlo con certezza, bisognerà attendere i dati del 2019 e confrontarli con quelli del 2018. Una cosa è certa: diventare neo-mamme costringe spesso le donne a rinunciare al proprio lavoro per dedicarsi alla crescita del bambino.

Quasi sempre, l’interruzione del rapporto lavorativo arriva attraverso le dimissioni. L’Ispettorato del Lavoro cerca di monitorare con attenzione la situazione, rivolgendola soprattutto su quelle “protette”, ossia formalizzate entro tre anni dalla nascita del bambino. Nella fattispecie, l’Ispettorato deve ratificare le dimissioni, in modo che il dipendente sia realmente informato prima che prenda tale decisione.

Le dimissioni vengono presentate dal 65% delle donne, soprattutto impiegate (52%). Gli uomini che decidono volutamente di interrompere il rapporto lavorativo sono maggiormente operati (66%). Le motivazioni che li spingono alle dimissioni sono diverse: le donne lo fanno per prendersi cura del neonato, mentre il 79% degli uomini per cambiare lavoro.

La maternità continua ad essere un ostacolo nel mondo lavorativo, ben gestito dalle grandi aziende, ma un vero e proprio problema per quelle piccole, le quali sono la stragrande maggioranza in Italia. Spesso, la rinuncia al lavoro da parte di una donna è forzata da eventi contingenti, tra cui l’impossibilità di pagare le rette per il nido oppure l’assenza di aiuto da parte dei nonni.

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