Il sensore ‘bresciano’ che fiuta i cibi scaduti 

Un sensore per fiutare il cibo scaduto 

Un’idea bresciana e rivoluzionaria quella che va in scena sulla rivista ACS Sensors: dei sensori per il cibo in grado di ‘fiutare’ quando un cibo va a male. 

Si tratta di sensori studiati fra Brescia e Londra che dovrebbero poter rilevare automaticamente, a prescindere dalla data di scadenza dell’alimento, quando il cibo è andato a male. Un’idea rivoluzionaria che permetterebbe anche di evitare grossi sprechi di cibo, spesso gettato via anche quando potrebbe essere ancora mangiato.

Secondo alcuni studi, il 60% del cibo che buttiamo via sarebbe ancora commestibile. Da questo ragionamento, e da questo problema, nasce lo studio dei ricercatori dell’Imperial College di Londra e del professore Andrea Ponzoni, Università di Brescia, per cercare di ridurre questo spreco al meno possibile. 

Come funzionano i sensori 

“Dato il loro basso costo e la facilità di produzione, potenzialmente questi sensori potrebbero essere usati su vasta scala nel confezionamento dei prodotti” commenta il professore Andrea Ponzoni, dell’Università di Brescia, che presenta il lavoro che ha svolto assieme ai ricercatori dell’Imperial College di Londra. 

Questi minuscoli sensori sono in grado di rilevare la presenza di alcuni gas all’interno del cibo, ad esempio l’ammoniaca, che sono del tutto impercettivbili al naso umano. Proprio questi gas permettono di dire quando (e se) un certo cibo sia ormai andato a male e da buttare e quando invece è ancora buono e commestibile. Il risultato della ricerca, ora, potrebbe ingolosire alcune multinazionali per la produzione di cibo. 

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