Economia Ue, bilancio di fine anno: a che punto siamo?

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Con l’anno 2017 che volge al termine, ecco un breve bilancio sull’economia europea. Il grande cambiamento è avvenuto quando la BCE ha adottato ulteriore misure espansive per alimentare una crescita più lenta rispetto agli anni precedenti. Nonostante le dichiarazioni promettenti da parte del presidente Draghi, i rischi sistematici sono ancora presenti.

La presenza di rischi di peggioramento in termini di attività economiche e inflazione ha portato la BCE a stabilire un contesto di interesse negativo e un programma di acquisto di attività ampliato. Le misure prese contro questo ambiente hanno parzialmente bilanciato i timori sull’inflazione, ma non abbastanza da migliorare la spirale deflazionistica nelle economie dell’Eurozona.

La crisi economica di quasi nove anni in Grecia continua a ostacolare lo sforzo della Germania di mantenere viva l’unione. Miglioramenti parziali in paesi come Spagna, Portogallo e Irlanda, che ancora risentono degli effetti della crisi dei mutui, sono uno dei motivi più importanti per cui l’economia continua a svilupparsi.

In Italia, che è, insieme alla Germania, uno dei più importanti produttori di macchinari e industria pesante in Europa, il tasso dei crediti seguiti dalle banche ha raggiunto il 30%. L’ammontare dei crediti che le banche italiane non sono in grado di rimborsare, noti anche come crediti problematici, hanno raggiunto circa 360 miliardi di euro. Con crescenti preoccupazioni degli investitori nel sistema bancario, le banche italiane hanno perso circa il 50% del valore dall’inizio del 2017.

Nel terzo trimestre del 2017, le spese per consumi delle famiglie e gli investimenti fissi lordi hanno avuto effetti positivi sia sull’UE che sull’area dell’euro, mentre la bilancia commerciale ha avuto un impatto positivo sulla crescita del PIL. Durante questo periodo, le spese per consumi delle famiglie sono aumentate rispettivamente dello 0,3% e dello 0,5% nell’UE e nell’Eurozona.

Di conseguenza, nel 2017 l’UE ha visto generalmente un trend positivo; tuttavia, con il tasso di disoccupazione che si attesta al 20%, il movimento nazionalista in Catalogna che alimenta altre minoranze nell’UE e le opportunità che attendono gli Stati Uniti mostrano un futuro nebbioso per l’UE nel 2018.

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