Sopresa dai dati americani, calano le Borse

La sorpresa determinata dai dati sui posti di lavoro negli Stati Uniti, ai minimi dai sei anni, ha provocato una seria ripercussione nelle borse internazionali, con i titoli bancari che hanno subito i maggiori effetti negativi.

Con maggiore ordine, ricordiamo come a Milano il Ftse Mib abbia ceduto l’1,53 per cento a 17.495 punti, realizzando una prestazione migliore di quella di Madrid (- 1,74 per cento), ma peggiore di Francoforte (- 1,03 per cento) e Parigi (- 0,99 per cento). Addirittura in controtendenza Londra, che chiude in positivo per lo 0,39 per cento grazie al buon andamento del settore minerario.

calano le borseTornando a Piazza Affari, come anticipavamo, a subire gli effetti negativi più significativi è stato il comparto del credito. In perdita Banca Carige (- 1,43 per cento), Intesa Sanpaolo (- 1,78 per cento), Banca Popolare di Sondrio (- 2,06 per cento), Banca Popolare di Milano (- 2,29 per cento), Mediobanca (- 2,58 per cento), Ubi Banca (- 3,19 per cento), Banca Popolare Emilia Romagna (- 4,01 per cento), Monte dei Paschi di Siena (- 4,66 per cento), Unicredit (- 4,70 per cento), Banca Popolare (- 5,18 per cento). In territorio negativi finiscono anche i principali titoli del comparto energetico: perde lo 0,34 per cento Tenaris, lo 0,81 per cento Eni, il 3,05 per cento Saipem.

Non tutta la giornata di venerdì ha comunque riguardato il segno meno. Hanno chiuso la settimana in positivo Cnh, che ha guadagnato 3 punti percentuali grazie al newsflow di settore, con Goldman Sachs che ha alzato la raccomandazione sulla Deere a buy. In positivo anche Safilo, che crescse del 2,45 per cento, Igd, che sale dell’1,32 per cento e Diasorin, che si sviluppa dell’1,17 per cento.

Per quanto attiene le materie prime, le quotazioni del greggio tornano in ribasso, rimanendo comunque in area 48-50 dollari. In particolare, venerdì il Brent ha ceduto 34 centesimi a 49,70 dollari, mentre a New York il Wti cedeva 40 centesimi, per una quotazione a barile di 48,77 dollari.

Sempre in area commodities, l’oro è stato tra i massimi protagonisti: la sua funzione di bene rifugio determinata da una improvvisa ventata di aleatorietà, ha permesso al metallo prezioso di crescere di ben 28 dollari salendo a 1.239 dollari l’oncia.

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