Caos e dubbi avvolgono la nuova manovra finanziaria

pressione fiscale

Chi pensava che la manovra finanziaria non sarebbe stata complicata non aveva tenuto conto di una cosa: tre mani su un volante non possono far altro che rendere difficoltosa la guida del veicolo. In questo momento, la mano a prevalere sembra quella del ministro dell’Economia Giovanni Tria, stando a quanto è trapelato dal terzo vertice della maggioranza sulla legge di Bilancio.

C’erano tutti nella tarda serata di ieri: il ministro Tria, il premier Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Lo scontro tra i due partiti e Tria al tavolo dei negoziati è stato inevitabile.

La Lega preme per la riforma fiscale, pensionistica e per la totale modifica della legge Fornero. Dall’altra parte, il Movimento Cinque Stelle insiste sul reddito di cittadinanza e sull’innalzamento della soglia delle pensioni minime. Il programma, complessivamente, ha un costo di quasi 20 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti quasi 15 miliardi ereditati dalla legge di Bilancio precedente.

L’ottimismo di Salvini a termine del vertice cozza con le reali intenzioni del ministro Tria, disposto soltanto a coprire la metà dei 40 miliardi previsti dalla manovra. La cospicua rimanenza va individuata diversamente, magari rimodulando le risorse a disposizione di alcuni istituti che sostengono la povertà, oppure aumentando le imposte verso alcuni settori come quello finanziario e industriale. In attesa di nuovi sviluppi, solo un punto resta fermo: non bisogna superare l’1,6% del PIL.

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