Banche, a rischio altri 16mila lavoratori da qui al 2020

Anche il comparto bancario soffre della crisi e della riorganizzazione del sistema: da qui al 2020 spariranno 16mila posti di lavoro.

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L’opinione pubblica è sempre stata indotta a pensare che il settore bancario fosse al riparo dalla crisi, e invece no: anche i lavoratori delle banche finiranno col pagare dazio.

A denunciarlo è la Fabi, il sindacato dei bancari: “In tre anni sono usciti dal lavoro 11.988 dipendenti delle banche e altri 16.109 sarebbero in procinto di abbandonare il posto entro il 2020″. Secondo il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, gli accordi sindacali tessuti negli ultimi tempi prevedono delle massicce fuoriuscite dal mondo del lavoro nell’ordine delle migliaia di unità.

Le analisi ci dicono che sono Intesa, Unicredit, Montepaschi, Banco Popolare e Ubi Banca gli istituti che dal 2009 al 2015 hanno sofferto maggiormente del taglio dei posti di lavoro. Tutta colpa appunto di quegli accordi che prevedono una riorganizzazione del modo di fare banca che mira a rivedere il concetto dello sportello, che tende a spostarsi nella creazione di mini-agenzie, che mira a creare delle filiali capogruppo dando luogo a una riduzione del numero di direttori di filiale, e così via.

“Negli ultimi sei anni, il 3.6% della popolazione bancaria di 300mila addetti è rappresentato da 10.800 lavoratori che sono stati esternalizzati e che quindi sono usciti dall’organico complessivo delle banche”, conclude una nota di Sileoni.

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