Liste di mobilità addio: cosa cambia nel 2017?

Dal 1 gennaio 2017 scompare la mobilità: ecco come verrà sostituita e quali requisiti bisognerà avere per non rimanere “a secco”.

mobilità

Dal 1 gennaio 2017 scompaiono definitivamente le liste di mobilità, e sono in molti ora a chiedersi cosa accadrà ai lavoratori visto il venir meno di questo ammortizzatore sociale. Ovviamente la scomparsa delle liste di mobilità non prevede certo che il lavoratore venga lasciato solo a se stesso, ma più semplicemente in suo soccorso arriverà la Naspi.

Dopo il licenziamento, quindi, i lavoratori non potranno più beneficiare della tutela che prima era rappresentata appunto dalle liste di mobilità e che di fatto dava loro una corsia preferenziale nella ricerca di una nuova occupazione. Conseguenze però ce ne saranno anche per le aziende, visto che queste non potranno più usufruire degli incentivi garantiti fino a poco tempo fa con l’assunzione di lavoratori iscritti nelle apposite liste.

Dal 1 gennaio 2017, quindi, i lavoratori licenziati avranno modo di usufruire solo ed esclusivamente della Naspi.  I requisiti per ottenerla sono semplici: disponibilità immediata a svolgere un nuovo lavoro; avere 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione; aver lavorato almeno 30 giorni nei 12 mesi precedenti il periodo di disoccupazione.

Per quanto riguarda il trattamento, la Naspi risulta tutto sommato più conveniente rispetto alla vecchia mobilità, perché eroga un importo mediamente più alto (fino a un massimo di 1.300 euro mensili) e viene applicata su un periodo di tempo più lungo (fino a un massimo di 2 anni).

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