Rischio frode da lavoro nero sul reddito di cittadinanza?

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C’è un filo sottile che lega il tanto atteso Reddito di cittadinanza e il lavoro: quello cosiddetto “nero”. La storia lavorativa passata e recente ha sempre certificato questa diffusa pratica. Quindi, il rischio è quello di vedere metà della spesa destinata al Reddito nelle tasche di chi lavora in nero.

Un allarme più volte lanciato da più parti ma che non sembra preoccupare affatto il Governo Conte. Intanto, a rischio ci sono 3 dei 7,1 miliardi destinati a quelle famiglie che vivono una situazione economica alquanto nefasta. Tradotto in numeri, i beneficiari saranno poco più di 4 milioni, ossia 1.375.000 nuclei familiari.

Recentemente, l’Istat ha stabilito che nel nostro paese coloro che svolgono un’attività irregolare sono circa 3,3 milioni di occupati. Se a questo numero vengono sottratti pensionati e dipendenti, che non possono accedere al Reddito di cittadinanza in quanto non posseggono i requisiti necessari, e che numericamente sono intorno a 1,3 milioni di unità, a beneficare della misura di sussistenza economica dovrebbero essere circa 2 milioni di persone. Un numero enorme, che corrisponde alla metà di coloro aventi diritto.

Le regione più a rischio sono la Calabria con 140.700 lavoratori in nero, i quali hanno un’incidenza percentuale del valore aggiunto da lavoro irregolare sul PIL regionale pari al 9,4%; la Campania, la quale conta 372.600 lavoratori in nero e un’incidenza sul PIL regionale dell’8,6%; la Sicilia, con 303.700 irregolari e un peso dell’economia sommersa su quella complessiva pari all’ 8,1%.

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