Dal 1° gennaio 2019, il Decreto Dignità manderà a casa circa 53mila lavoratori

luigi di maio

“Anno nuovo, vita nuova”, o almeno così dice il detto. Il problema è che viene spesso disatteso, come accadrà a circa 53.000 italiani a partire dal 1° gennaio 2019. Secondo la circolare del Ministero del Lavoro n.17 del 31 ottobre 2018, queste persone non potranno essere riavviate al lavoro tramite le apposite Agenzie in quanto hanno raggiunto la soglia dei 24 mesi per un impiego a tempo determinato. L’allarme è stato lanciato da Assolavoro, Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro.

Non solo Assolavoro. Federmeccanica si è pronunciata in merito al Decreto Dignità voluto da Luigi Di Maio affermando che il 30% delle imprese del settore non rinnoverà i contratti a tempo determinato alla scadenza. Secondo alcune indagini svolte, il 37% delle imprese vuole trasformarli in contratti a tempo indeterminato, mentre il 33% non si è ancora pronunciato in merito, valutando la cosa dopo la scadenza.

Stando a questi dati, il Decreto Dignità potrebbe causare più disoccupazione che occupazione. Almeno è ciò che affermano alcuni esponenti del PD, tra cui Maurizio Martina e la senatrice Teresa Bellanova.

Questa preoccupazione non è solo la loro. L’Aidp (Associazione dei Direttori del Personale) già nel mese di settembre aveva aspramente criticato il Decreto Dignità, definendola una misura deleteria e che renderà solo più costosi i rinnovi dei contratti. Secondo l’Associazione, l’intenzione di incentivare i contratti a tempo indeterminato è solo teorica e difficilmente si realizzerà.

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