Criptovalute giù dell’80%, peggio dei dot-com di quasi 20 anni fa

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Il crollo delle criptovalute ha ormai sfiorato l’80%, in misura addirittura peggiore a quello dei dot-com nel 2000.  Così come i loro predecessori durante il boom delle scorte di Internet di quasi due decenni fa, gli investitori in criptovaluta, e che hanno puntato su una tecnologia apparentemente rivoluzionaria, stanno ora subendo un doloroso test realistico, in particolare quelli che hanno investito su molti gettoni secondari, i cosiddette alt-coins.

Le perdite avvenute mercoledì sono state guidate da Ether, la seconda più grande valuta virtuale, la quale è scesa del 6% a 171,15 dollari, raggiungendo il ribasso complessivo del 40% in questo mese. Mentre l’indice MVIS CryptoCompare è sceso del 3,8%, il valore di tutte le valute virtuali tracciate da CoinMarketCap.com è sceso a 187 miliardi di dollari, il valore più basso negli ultimi 10 mesi.

Insomma, la mania per le monete virtuali scoppiata nel 2017, alimentata soprattutto dalla speranza che Bitcoin diventasse “oro digitale” e che i token azionati dalla blockchain rimodellassero vari settori finanziari, sta avendo il suo triste epilogo. Ciò per il continuo diffondersi di preoccupazioni sull’eccessiva pubblicità, sulle evidenti falle nella sicurezza, sulla manipolazione del mercato, su una regolamentazione sempre più severa e sulla troppo lenta adozione da parte di Wall Street.

Anche se alcuni investitori considerano poco credibile il paragone con i dot-com del 2000, la verità è che la strada intrapresa sembra proprio quella.

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